Mercoledì 16 Ottobre 2019 Santa Margherita Maria Alacoque

Inaugurazione delle Domus “Al Cappuccino vecchio”

 

Con la benedizione di Monsignor Pino Caiazzo, la Caritas Diocesana di Matera-Irsina ha inaugurato giovedì 25 luglio u.s. a Matera le Domus “Al Cappuccino Vecchio”, in via Cappuccini 15, nella zona sud di Matera.

Il progetto è stato presentato dall’Arcivescovo di Matera-Irsina e Presidente della Caritas Diocesana, Monsignor Pino Caiazzo e dalla direttrice della Caritas Diocesana, Anna Maria Cammisa. Presente in sala, tra gli altri, Monsignor Filippo Lombardi.

Le Domus sono la risposta che la Caritas vuole dare al tema dello sviluppo di comunità costruendo e proponendo un nuovo concetto di comunità, che si fonda sul “dono” e la “responsabilità”.

Ripensare la vita della comunità in questi termini vuol dire anche migliorare la qualità della vita stessa per riscoprire e rigenerare una nuova possibilità.

Il progetto, che è stato avviato nel 2017 a valere sul Fondo CEI 8X1000 di Caritas Italiana, è consistito nella realizzazione di una struttura turistico-ricettiva che ha come finalità quella di poter sostenere i servizi non-profit della Caritas. La struttura ricettiva si configura, quindi, come la messa in atto del percorso avviato dall’ambito dell’impresa non profit, ovvero, realizzare attività profit per sostenere il non-profit.

Contestualmente alla realizzazione della struttura ricettiva sono state realizzate altre attività, in particolare l’attuazione, per un gruppo di giovani, di un corso di formazione nell’ambito della ricezione turistica. Alcuni di questi giovani supporteranno ora la gestione della struttura. In questo modo il progetto vuole anche essere una piccola ma significativa risposta al tema della disoccupazione giovanile, promuovendo una opportunità di lavoro.

L’idea di rispondere al bisogno del lavoro e al sostegno dei servizi della Caritas, attraverso la realizzazione di una struttura turistico-ricettiva, è un’ulteriore modalità per dare concretezza al binomio che Carità è Cultura, cioè, che un nuovo concetto di cultura può nascere direttamente dall’interno della comunità ed esserne per sempre il suo tratto distintivo.

 

Saluto di Monsignor Pino Caiazzo per l’inaugurazione delle Domus “Al Cappuccino Vecchio”

 

Benvenuti a tutti carissimi!

Stasera ci ritroviamo insieme, Chiesa e Autorità civili e militari, che saluto e ringrazio per la loro presenza, per inaugurare e benedire un progetto che ha avuto inizio alcuni anni addietro: una risposta chiara che la Caritas italiana, attraverso quella presente nella nostra Arcidiocesi di Matera – Irsina, vuole dare al tema dello sviluppo di un nuovo concetto di comunità: passare dall’io al noi, dall’egoismo al dono, dall’aspettare la manna dal cielo alla responsabilità.

1. Il progetto nazionale “Comunità che innovano” ci ha portati a formare un gruppo di giovani sulle nuove forme di intervento contro la povertà e per lo sviluppo dei territori, attraverso le testimonianze innovative sociale in Italia e all’estero. Il progetto ha voluto fornire ai giovani quegli strumenti necessari per diventare attori di innovazione sociale, della cittadinanza attiva e dello sviluppo locale.

2. Progetto faticoso ma che si caratterizza per il coinvolgimento di diversi soggetti e che può essere qualificato come fortemente relazionale. Si è voluto così iniziare a promuovere un processo partecipativo strutturato nel quale le varie realtà attive presenti sul territorio (Parrocchie, gruppi ecclesiali, associazioni…) venissero aiutati a leggere ed analizzare il contesto in cui sono inseriti, per identificare un risultato auspicabile per se stessi e definire una strategia per raggiungerlo. La comunità locale può progettare il suo futuro e assumere la responsabilità per farlo accadere.

Questo significa contribuire a migliorare la qualità della vita attraverso la realizzazione di una struttura turistico – ricettiva che ha come finalità:

1. Sostenere i servizi non-profit della Caritas attraverso la gestione che supporteranno alcuni giovani (aiutare a vincere la disoccupazione promuovendo opportunità di lavoro);

2. Aiutare a far partecipare tutti gli attori coinvolti alla progettazione che diventa un metodo nuovo perché è frutto di dialogo collettivo senza delegare altri;

3. Sostenere l’integrazione in un luogo già abitato da altri fratelli (bisognosi e immigrati);

4. Assicurare la vicinanza affinché il progetto, soprattutto nella necessità, duri nel tempo e diventi stabile anche se dovesse cambiare forma, nome, volto. È un nuovo stile di lavoro che sa far cultura, costruisce consenso, stabilisce alleanze basate su una reale condivisione.

5. È una piccola goccia nell’oceano perché crediamo che mai come in questo tempo ci sia bisogno di far nascere un nuovo umanesimo dove la conoscenza della singola persona e dell’intera comunità diventi condizione indispensabile per un cambiamento culturale che riparta dall’uomo riportandolo al centro dell’esperienza umana. In altre parole potremmo dire: il cittadino che abita i luoghi da sempre luoghi di vicinato e comunione, oggi è sempre più individuo e sempre meno persona. Vorremmo contribuire, in quest’anno in cui Matera è Capitale Europea della Cultura, affinché ritornando alle radici della nostra cultura sviluppassimo di più le idee di integrazione sociale, partecipazione, gestione sociale, di responsabilità che spesso, è sotto gli occhi di tutti, non ha alcuna dimestichezza con le idee di integrazione sociale, partecipazione, gestione sociale, di responsabilità. Ecco perché la centralità della persona si avrà se saremo capaci di fare la scelta preferenziale degli ultimi, ritornando a rispettare l’ambiente. In tutto questo insostituibile è il ruolo della comunità;

6. Quanto inauguriamo stasera, come Chiesa attraverso la Caritas, vuole essere un ulteriore “opera/segno”, dopo quelli benedetti in questi anni su tutto il territorio dell’Arcidiocesi e non solo di Matera, ponendosi all’interno della pedagogia dei fatti tipico di una comunità cristiana indipendentemente da quello che possono fare gli altri, in particolare le istituzioni con le quali, in ogni caso, bisogna sempre dialogare e cercare soluzioni congiunte per il bene del nostro territorio e dei nostri giovani in special modo.

7. In tutto questo abbiamo cercato e stiamo cercando contatti con associazioni di categoria, di volontariato, sportive, culturali e ricreative.

Da quanto detto si coglie che il progetto che stiamo portando avanti come Caritas Diocesana, sostenuto da quella Nazionale, non vuole essere solo quello di distribuire cibo, vestiario e sostegno economico a chi ne ha bisogno (cosa che si fa quotidianamente), ma soprattutto quello di educare alla carità partendo dalla propria comunità parrocchiale. Non esiste il “Gruppo Caritas” ma esiste la “Caritas” espressione di un’intera comunità.

Concludendo sento di ringraziare in modo particolare tutta l’Equipe della nostra Caritas Diocesana, con la sua Direttrice, la Prof.ssa Annamaria Cammisa, da quest’anno affiancata dal Pro Direttore Don Antonio Polidoro per un grande progetto che stiamo elaborando sulla fascia Jonica Metaponto-Scanzano. Persone stupende che nella quotidianità lavorano con amore e professionalità, soprattutto nel silenzio. Non vorrei dimenticare nessuno ma dico grazie a Lucia Surano, Patrizia Farruggio, Tiziana Serini, Angela Rondinone, Sabina Calicchio, Antonietta Galotto, Giuseppe Santochirico, Nicolina Parrulli, oltre i tantissimi collaboratori che danno il loro apporto essenziale attraverso la loro professionalità.

 

Intervento della Direttrice Anna Maria Cammisa relativo al percorso storico del progetto dal quale sono nate le Residenze Turistiche “Al Cappuccino Vecchio”

 

Progetto “Nazareth: Gesu cresceva e si fortificava” è nato come prosecuzione del Progetto Betlemme realizzato tra 2012-2013 a valere sul Bando Fondo CEI 8X1000-2014- Italia di Caritas Italiana. Il progetto è stato conseguentemente avviato a settembre 2015.

Il progetto Betlemm aveva avuto come strategia generale quella di offrire alle famiglie luoghi, strumenti e processi attraverso i quali superare le difficoltà e ridurre così le conseguenze negative della crisi economica. Il progetto ha messo in atto l’ideazione di una metodologia di intercettazione e presa in carico delle situazioni di disagio di famiglie e la costruzione di progetti personalizzati di intervento finalizzati all’accompagnamento per l’uscita dall’esclusione. Nazareth si è configurato, dunque, come un’evoluzione del progetto Betlemm. Se il progetto Betlemme ha avuto lo scopo di sostenere la rinascita della famiglia, il progetto NAZARET ha lo scopo di potenziare il futuro della famiglia e lavorare sui “figli”, quindi, sui giovani. Infatti i figli, cioè i giovani, rappresentano l’evoluzione antropologica, sociale, economica e culturale dei valori dei genitori. A partire dal potenziamento dell’opera segno della Caritas, La Tenda (Centro di Prima Accoglienza per senza tetto), l’intento del progetto è quello di arricchirla di un ulteriore servizio: una struttura ricettiva, che, gestita con le metodologie dell’imprenditoria sociale, possa nel tempo garantire sostenibilità alla struttura di accoglienza. Tale servizio si configura come un’attività profit che possa però sostenere il non-profit (accoglienza, opportunità lavorativa per i giovani disoccupati, formazione professionale, ecc.). Alla luce di ciò, dunque, chi deciderà di usufruire della struttura ricettiva non solo avrà la possibilità di permanere in un luogo ricco di storia e di fascino ma anche di partecipare a sviluppare e costruire la comunità: è questo un valore aggiunto.

Nel 2016 è stato redatto il progetto esecutivo a cura dell’Arch. Massimo Acito. La successiva direzione dei lavori è stata curata dall’Arch. Luigi Acito.

A febbraio 2017 è stato sottoscritto il contratto privato di appalto dei lavori tra Arcidiocesi di Matera-Irsina – Uff. Caritas e COGEM.

A settembre 2017 sono stati avviati i lavori di costruzione, dopo aver espletato e risolto i vari problemi legati al permesso di costruire, ecc. Nelle more della risoluzione delle procedure per procedere alla costruzione, è stata realizzata la seconda attività prevista dal progetto, ovvero,

– la realizzazione di un corso di formazione nell’ambito della ricezione turistica e a seguire tirocini formativi.

Il corso di formazione, oltre che vertere su tematiche strettamente legate al mondo della ricezione, ha contemplato anche alcuni moduli sulla promozione e valorizzazione turistica di siti culturali, accenni di storia dell’arte e del territorio. Tutto ciò perché, lo ricordiamo, alle spalle del Legato Lionetti e in corrispondenza del terrazzo dello stesso, trovasi la Chiesa Rupestre del Cappuccino Vecchio. Vi è anche un cunicolo scavato nella roccia che termina proprio sull’affaccio del cortile della Chiesa. La Chiesa è databile fra il X e l’XI secolo. L’idea è quella di poter, insieme con la struttura ricettiva Al Cappuccino Vecchio, anche valorizzare la Chiesa Rupestre.

I giovani dunque, dopo aver frequentato il corso, sono stati distribuiti in una serie di aziende turistiche (alberghi, bar, Coop. Turistiche, ecc.) per esperire quanto appreso in teoria e prepararsi alla futura gestione della struttura.

(da Sassilive, 25 luglio 2019)

Galleria foto