Martedì 12 Novembre 2019 San Giosafat, vescovo e martire

La terza missione dell’Università: cultura, società, futuro

Si riportano:
il saluto di S. Ecc. l’Arcivescovo all’inizio del Seminario e l’omelia tenuta nella Celebrazione Eucaristica con i partecipanti al Seminario.
Segue la brochure col programma delle giornate.

 

Saluto ai partecipanti al
Seminario di Studio organizzato
dall’Università Cattolica del Sacro Cuore

Matera, 9 settembre 2019

Esprimo la mia gioia, a nome dell’intera Arcidiocesi di Matera – Irsina e delle Chiese di Basilicata, perché per la prima volta l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha ritenuto opportuno organizzare questo Seminario fuori e lontano dalle sedi istituzionali.
Saluto con gratitudine il Prof. Franco Anelli, Rettore dell’Università del Sacro Cuore, i confratelli Vescovi S. E. Mons. Claudio Giuliodori, Assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e S. E. Mons. Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, la Prof.ssa Aurelia Sole, Rettore dell’Università degli studi della Basilicata, il Prof. Alberto De Toni, Rettore dell’Università degli studi di Udine – Presidente della Fondazione CRUI, i Presidi presenti e quanti nei prossimi giorni parteciperanno e ci aiuteranno a riflettere attraverso le loro relazioni.
Un saluto sincero ai carissimi ed amici, con i quali quotidianamente collaboro per il bene di questa nostra città e del suo territorio, il Signor Sindaco, Dott. Raffaello De Ruggeri, il Presidente della Fondazione Matera Basilicata 2019, Dott. Salvatore Adduce.
Questo Seminario è sicuramente anche frutto di un confronto avviato due anni fa, quando recandomi presso la sede centrale di Milano dell’Università Cattolica, accompagnato dal Delegato regionale della Basilicata del Toniolo, Liberato Canadà, ho avuto modo di chiedere un progetto di collaborazione con la nostra Chiesa locale incontrando sia il Rettore, sia il Preside Domenico Bodega e il Direttore del Toniolo, Prof. Enrico Fusi, e Mons. Claudio Giuliodori, incoraggiati dalla guida sapiente e fondamentale dal carissimo Prof. Jean Pierre Poluzzi. L’intento è stato e rimane quello di far rientrare i nostri giovani nella terra di Lucania che vede lo spopolamento delle sue energie e menti più preziose che quotidianamente sono costrette ad emigrare. Ogni anno più di 1500 giovani lasciano la nostra terra.
Idea che nel tempo è stata seriamente presa in considerazione e che, attraverso una serie di incontri preliminari, fatti dal Preside della Cattolica e da altri Docenti Universitari della stessa, con l’aiuto di Don Domenico Monaciello, nel frattempo da me nominato Delegato Diocesano per l’Università Cattolica, siamo riusciti a coinvolgere diverse scuole superiori della città di Matera, così come a Potenza e nella Diocesi di Melfi – Rapolla – Venosa. Il primo risultato ha visto la partecipazione di oltre cento giovani che hanno presentato in questo Salone i risultati ottenuti.
Progetto che in Europa rientra nella “Terza Missione” dell’università a partire dall’innovazione in un’economia fondata sulla conoscenza. Già nel 2000 fu presentato un documento comunitario al Consiglio del Parlamento europeo che sanciva «oltre al ruolo da loro svolto tradizionalmente nei campi dell’istruzione e della ricerca, le università dovrebbero assumere una Terza Missione: promuovere la diffusione della conoscenza e delle tecnologie, soprattutto nell’ambiente imprenditoriale locale».
Da quanto ho potuto capire nella nostra Italia il concetto di Terza Missione è arrivato sicuramente più tardi che non in altre nazioni della stessa Europa, soprattutto per questioni normative che spesso sfociano in burocrazie che bloccano quei processi naturali a favore della collettività. Attingendo al Rapporto Anvur sullo stato dell’università e della ricerca 2013, ho colto che per Terza Missione si intende: «L’insieme delle attività con le quali le università entrano in interazione diretta con la società».
Sono contento che questo Seminario continui ad andare in questa direzione: la presenza della Rettrice dell’Unibas e dei Presidi di diverse Università italiane sono il segno evidente di un processo di collaborazione che vede l’Università Cattolica accanto a quella della Basilicata. Nord – Sud si tendono la mano per un’unica missione. In concreto significa un collegamento più dinamico per consolidare e coltivare la cultura imprenditoriale, incoraggiando quella che viene definita “virtuosa commercializzazione”, per noi anche teologica, aiutando così quell’interazione necessaria e indispensabile tra Università e territorio.
Auguro a tutti buon lavoro e buona permanenza a Matera, una delle città più antiche del mondo, nell’anno in cui viviamo la partecipazione a Capitale Europea della Cultura.
Come Chiesa, questo contributo è un altro tassello che aggiungiamo alle tante altre iniziative che stiamo promuovendo e portando avanti sull’intero territorio della Basilicata.

Omelia nella Celebrazione Eucaristica
con i partecipanti al Seminario organizzato dall’Università Cattolica

Basilica Cattedrale, 9 settembre 2019

Gli evangelisti spesso sottolineano l’atteggiamento tipico di Gesù nell’essere fedele alle ore di preghiera degli ebrei e in modo particolare, come nel brano di oggi, quando deve prendere una decisione importante: prega per tutta la notte. Deve scegliere i dodici apostoli. Persone in grado di seguirlo più da vicino, lasciarsi istruire, aiutare per essere loro stessi, poi, gli annunciatori.
La cosa interessante che emerge è questa. Nella scelta che Gesù fa ci sono diverse categorie di persone: alcune già conosciute e note, altre atee. Analizzando più da vicino il brano ci possiamo rendere conto di come Gesù riesce a mettere insieme i pescatori con i pubblicani, coloro che ardono di zelo per Dio e il Tempio con quelli che noi chiameremmo miscredenti, e anche, diremmo oggi, progressisti e conservatori. Ci troviamo di fronte a un gruppo di persone troppo diverse tra loro: culture che racchiudono saggi e studiosi delle Scritture, filosofi, ma anche persone dedite solo ed esclusivamente a svolgere mestieri manuali. Quindi non capaci di predicare.
Sembrerebbe che la scelta di Gesù sia sbagliata. Ognuno di loro manifesterà negli atteggiamenti e nelle parole dei limiti grossolani. Stanno accanto a Gesù ma non sono migliori di nessun altro. Ascoltano continuamente, da questo momento in poi, la sua predicazione, sono testimoni dei miracoli e segni che compie, ma mostrano i loro limiti, i loro errori, il loro peccato.
Questo primo gruppo rappresenta le dodici tribù d’Israele ma ancor di più è significativo della Chiesa che sta per nascere: santa in ciò che insegna, peccatrice negli uomini. Quindi limitata, bisognosa continuamente di misericordia e di perdono per rialzarsi e riprendere con forza e coraggio l’annuncio della buona notizia.
Alla luce di queste considerazioni non dovremmo scandalizzarci quando sentiamo attacchi alla Chiesa dall’interno della stessa. Attacchi, tradimenti, abbandoni ci sono stati fin dall’inizio e il primo che ne ha subito le conseguenze è stato proprio Gesù: il maestro che li ha scelti, costituiti e inviati. È stato tradito, rinnegato e lasciato crocifiggere dai suoi. Anche noi siamo chiamati, con Gesù, a pregare e soffrire, senza la paura di passare attraverso la notte del Getsemani, per il bene della Chiesa attraverso una nuova evangelizzazione.
Sappiamo che ogni Comunità sarà vera e autentica se legata al Vangelo che gli Apostoli continuano a trasmetterci per non correre il rischio di essere annunciatori e portatori di falsità. È quanto Paolo cerca di spiegare ai Colossesi: perseverare nella dottrina ricevuta e nella fede che dev’essere incrollabile. Questo lo dice per far capire a questa comunità che in giro ci sono false filosofie che ingannano e che sono in netto contrasto con l’annuncio evangelico.
In questa logica Paolo ricorda che Gesù Cristo sarà sempre annunciato come Signore che sta al di sopra di ogni dominazione e potestà. Attenersi al Vangelo significa essere coscienti che come cristiani siamo: radicati in lui, costruiti su di lui, rafforzati nella fede, abbondanti nel rendimento di grazie.
Significa che la forza della Chiesa non sta nelle persone che la compongono ma in Gesù, Maestro e Signore. Di conseguenza non potrà finire. L’invito di Paolo è quello di dialogare con la filosofia umana ma di non permettere che questa si sostituisca al Vangelo. La comunità, quindi deve scegliere tra la tradizione della Chiesa e l’insegnamento “secondo gli elementi del mondo”: i cristiani sono ricolmi dei doni divini solo vivendo in Cristo.
È a partire da queste considerazioni che il nostro convenire qui a Matera assume senso e significato. L’Università Cattolica si confronta con le differenze dell’attuale società rispondendo, rimanendo ancorata alle proprie radici cristiane, a tutte le nuove esigenze culturali ed economiche con lo sguardo proteso verso il futuro per non lasciarsi travolgere da una società, definita da Bauman, sempre più “liquida”.
Questa è la missione della Chiesa: ridare senso e corpo alla vita, attraverso una progettualità seria, organica, partendo dalla conoscenza e assimilazione dell’annuncio di Gesù Cristo e arrivando a svolgere quella che viene chiamata “Terza missione” dove cultura, società e futuro camminano insieme, nel rispetto delle diversità per formazione, credo religioso, tradizioni.
La Terza Missione mette insieme “i saperi” e si pone come un ponte tra teologia e vita quotidiana, tra mondo universitario e mondo del lavoro, industriale in particolare, per una maggiore collaborazione tra istituzioni e imprese.
Il Vangelo non è disincarnato dalla realtà che viviamo ma non si adegua alle nuove filosofie della vita spesso fuorvianti e senza spina dorsale. La Chiesa vive nel mondo, lo ascolta, gli parla ma rimane fedele al Maestro nonostante lotte interne, peccati e limiti umani.
Perché ci sia la Terza Missione è necessario rimanere legati alla Prima. Noi cristiani, quindi l’Università Cattolica, partiamo dal Vangelo: solo Cristo è il Signore su tutto e quindi l’unico Signore sulla vita e sulle scelte operative da fare. Dice sempre S. Paolo: “in lui dimora corporalmente la pienezza della divinità (v.9); in lui siete ricolmi (v.10); in lui siete stati circoncisi (v.11); con lui siete stati sepolti, in lui siete anche tutti risuscitati (v. 12); Dio vi ha reso viventi con lui (v.13); egli ha condotto schiavi in lui, in corteo trionfale, i principati e le potestà (v.15)”.
Il brano del vangelo nel descrivere tutta la gente che cercava Gesù, che lo toccava, arrivando da tutte le regioni circostanti, conclude dicendo: Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti”.
Il nostro convenire qui a Matera da tutta Italia vuole essere un ritrovarci insieme, credenti e non, Università Cattolica e Statale o laica, per ascoltarci, aiutarci, scegliere, agire per aiutare le nuove generazioni a ritrovare fiducia, speranza per uscire da quella sorta di rassegnazione e pessimismo che fa morire dentro.
Noi cristiani che tocchiamo il corpo di Cristo, anzi che ci nutriamo del suo stesso corpo, non possiamo non avvertire questa forza che da Gesù esce e guarisce, libera e rinnova.
Siamo testimoni della risurrezione, della vittoria della vita sulla morte, del profumo dell’esistenza sul marciume dei sepolcri.
Usciamo fuori dalle tombe e ricordiamo nella quotidianità, come abbiamo detto nel canto al Vangelo, che Cristo ci ha scelti e inviati per seminare e raccogliere: “Io ho scelto voi, dice il Signore, perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”.
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