Martedì 12 Novembre 2019 San Giosafat, vescovo e martire

Omelia della Santa Messa – 26 ottobre 2019

Sabato, 26 ottobre 2019

Eccellenza Rev.ma, carissimi confratelli nel sacerdozio, voi tutti fratelli e sorelle, insieme siamo la Chiesa, insieme, nella diversità ministeriale siamo quelle pietre vive che continuano ad edificare la Chiesa.

Tutti abbiamo ricevuto lo stesso Spirito Santo di cui si parla nel Vangelo. La Parola di Isaia che Gesù proclama, leggendo il rotolo, trova compimento in lui. Quella stessa Parola oggi conferma noi come Chiesa in ascolto della voce dello Spirito che parla, suggerisce, guida, sostiene, ci rende capaci di avere l’unico linguaggio di Dio, nella diversità delle lingue, di tradizioni e costumi: l’amore.

L’evangelista Luca fa risaltare il ruolo determinante dello Spirito nella vita di Gesù ma nello stesso tempo la vera identità di Cristo. Infatti il brano viene così introdotto: «Gesù torno in Galilea nella potenza dello Spirito. La sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe glorificato da tutti».

La Galilea è la sua vera patria. In questa terra si trova il suo villaggio, Nazareth, dove è cresciuto. Letteralmente si dice «dove era stato nutrito». Sono due i luoghi dove Gesù è stato nutrito: a casa sua dove la mamma, Maria di Nazareth, lo accudiva e lo vedeva crescere, e nella Sinagoga, dove Gesù era stato nutrito del cibo della Scrittura.

L’evangelista Luca descrive la scena in modo molto dettagliato. Metto in evidenza alcuni aspetti:

  1. Primo momento: Entra nella sinagoga di sabato. È il giorno del Signore per gli Ebrei che ricorda il giorno in cui Dio ha completato la creazione, ma anche giorno della liberazione dalla schiavitù, ma soprattutto il giorno del riposo. In questo giorno ogni ebreo è invitato a godere della bellezza e della ricchezza del creato riconoscendo che tutto Dio ci ha donato gratuitamente. Infine rappresenta il giorno in cui si torna alla Sorgente da cui ogni cosa proviene.
  2. Secondo momento: Gesù si alza per leggere, così come poteva fare colui che era riconosciuto come maestro. Il maestro legge un brano della Torah (legge di Dio) o di un profeta facendo anche il commento. Possiamo notare il susseguirsi della scena: si alza, prende, srotola, riavvolge, consegna, si siede. La Parola sta al centro di tutti questi movimenti.
  3. Terzo momento: non sappiamo se Gesù sceglie il testo o meno. Ci interessa sapere che Gesù è «nello Spirito», dunque quel testo si posiziona certamente dentro la potenza che sta accompagnando Gesù facendosene strumento.

Una cosa possiamo dire con certezza: Gesù conosce tutti ed è conosciuto da tutti. Per cui era abituato anche da grande a ritornare a casa. E ogni volta era una festa. Immagino sua mamma che gli correva incontro, lo abbracciava, se lo baciava e subito lo faceva entrare chiedendo come stava. Si metteva subito ai fornelli preparandogli da mangiare i piatti che piacevano a lui.

È esattamente quanto succede quando una nostra persona cara rientra a casa dopo tanto tempo. Penso alle tante mamme che da questa terra sono partite per l’Italia, dove lavorano per aiutare voi familiari. Fanno tanti sacrifici perché vi amano. Non è forse sempre una festa ogni qualvolta ritornano a casa? Ricordo anch’io da bambino, quando papà lavorava lontano dalla mia terra di origine, la Calabria, e arrivava il giorno in cui doveva rientrare, incominciavo già dal giorno prima ad aspettare sulla strada con lo sguardo rivolto nella direzione dalla quale doveva venire. Immaginavo, desideravo quel momento che diventava una festa.

La storia di Gesù e della Madonna è la storia vostra e delle vostre mamme, la mia storia e quella del mio papà. Casa nostra profuma di affetti, tradizioni, ricordi, perché ci sono le nostre radici.

Ma questa volta il ritorno di Gesù è diverso. Teniamo presente che prima di questo momento è avvenuta una cosa importante: Gesù è stato battezzato nel fiume Giordano e poi nel deserto è stato tentato dal demonio. Inizia una nuova storia. Non a caso Luca nel descrivere Gesù nella Sinagoga dice: «Gesù cominciò a dire…».

Se in un primo momento i suoi compaesani gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca, nel momento in cui mostra la sua vera identità, i suoi amici, parenti e compaesani incominciano a criticarlo. Nascono delle incomprensioni. È quanto succede anche oggi ad ognuno di noi quando, guidati dallo Spirito Santo, agiamo, scegliamo, parliamo secondo quanto lo stesso Spirito ci suggerisce. Agire secondo Dio e fare la sua volontà spesso ci mette nella posizione di essere giudicati, criticati e condannati. Non so qui da voi, ma dalle mie parti si dice che ci sono sempre persone che sono brave nel “taglio e cucito”.

Ritorniamo al testo. Dopo che gli fu dato il rotolo, lo aprì e lesse: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore».

Luca ha messo insieme delle frasi di Is 61 e di Is 58. È una rielaborazione in chiave cristiana e che mette in evidenza quello che sarà l’agire di Gesù, la sua missione. In tutto sarà sempre accompagnato dallo Spirito che lo ha consacrato, per cui il suo agire è in sintonia con la volontà di Dio. Potremmo dire che la buona notizia ha queste caratteristiche:

  1. annuncio di buona notizia rivolta ai poveri. Colui che viene da Dio, perché da lui inviato, indica che il suo compito principale è la predilezione per i poveri.
  2. opera di liberazione vera e propria. L’ascolto della Parola libera dalla cecità ridando la vista; illumina di fronte alle false dottrine che vengono predicate, a volte servendosi anche del suo nome; aiuta a respingere il tentatore facendoci uscire dal disorientamento, dalla confusione, dall’errore.
  3. Ciò che ormai è iniziato è un tempo di grazia. È la storia nuova che fa Dio con gli uomini. Quella che fa con noi oggi. Dove c’è l’uomo c’è Dio e dove c’è Dio c’è l’uomo.

Carissimi, se siamo qui, è solo perché anche noi, come Gesù, battezzati e consacrati con l’unzione dello Spirito Santo, veniamo condotti sempre dallo Spirito Santo nei deserti della storia dove veniamo tentati dallo spirito del male ad abbandonare Dio, la Chiesa, il Rinnovamento nello Spirito, facendoci credere che il Dio di Gesù Cristo è ingiusto perché non interviene e non impedisce il male.

Quante volte il demonio ci ha attaccati e ci ha fatto credere che Dio ci ha abbandonati, ci ha lasciati al nostro destino, o peggio ancora che non esiste.

Eppure Dio provvede sempre. Chi è animato dallo Spirito di Dio lotta sempre contro ogni ingiustizia. Dio non gli fa mancare il pane che gli dà forza e nutrimento.

So che a Văleni (prov. Cahul) c’è il Museo del Pane con tante forme tradizionali da accostarsi ai battesimi, ai matrimoni, ai funerali. Questa diversità di pane, in base ai momenti della vita che si affrontano indicano che c’è sempre un pane per ogni momento. È il pane della provvidenza che richiama quello eucaristico: cibo di vita eterna.

Anche Matera è famosa per il pane. Viene lavorato mentre si prega la SS. Trinità e gli stessi movimenti che si fanno nel prepararlo hanno questo significato. Quando il pane è cotto e si taglia esce sempre la forma del cuore. È il cuore di Dio che ci ama, ci nutre ci fa sentire fratelli.

Invochiamo allora lo Spirito Santo perché anche noi, come Gesù, parliamo con la nostra vita il suo stesso linguaggio. Amen.

Don Pino

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