Mercoledì 17 Luglio 2019 Sant'Alessio

Omelia in occasione delle esequie di Don Leonardo Selvaggi

Santuario Madonna del Casale

Pisticci, 28 aprile 2019

Oggi, II Domenica di Pasqua, giornata della Divina Misericordia voluta e istituita da S. Giovanni Paolo II, ci ritroviamo, in questa piazza, davanti al Santuario della Madonna del Casale.

Il 27 aprile del 1991, Papa Giovanni Paolo II, incoronava la nostra Madonna quale Regina. Quella stessa Regina che il 26 aprile scorso si è fermata sotto casa di Don Leonardo. Subito dopo, Don Leonardo, ha lasciato questa terra e, accolto da Lei, Madre e Regina, è nato per sempre alla vita eterna.

Quante Dioincidenze! Ma non bisogna meravigliarsi. Dio sa quello che fa, ben conoscendo questo suo figlio sacerdote che con amore, forza e determinazione lo ha servito, amato fino all’ultimo momento della sua esistenza. Maria, della quale era fortemente innamorato in modo unico, non poteva che accogliere questo suo figlio nel giorno della sua festa. Festa per tutti i pisticcesi in cammino dietro la loro amata Mamma. Da oggi in cammino abbinando per sempre questa festa alla nascita al cielo di Don Leonardo.

Dio non poteva fare un regalo più grande a questo suo fedele servo. Maria non poteva scegliere giorno migliore per stringerlo per sempre fra le sue braccia di Madre.

È una storia che dilata il nostro sguardo, come quello di Tommaso, facendoci toccare con mano le ferite di colui che è morto ma ormai è risorto, Cristo Gesù, il Vivente, il Primo e l’Ultimo. Questo contatto diretto con il Risorto cambia la storia di ogni uomo facendoci dire, dalla pienezza del cuore: “Signore mio e Dio mio”.

Come Tommaso, il carissimo Don Leonardo, ha toccato le piaghe redente di Gesù in tanti corpi piagati nel corpo e nello spirito. Ha adorato e contemplato la vita annunciando la vittoria nel quotidiano della storia. Nel pianto come nel sorriso, nel dolore come nella gioia, è stato sempre come balsamo e profumo di consolazione verso tutti. Ogni pisticcese da lui ha ricevuto qualcosa, ogni luogo da lui calpestato è stato benedetto ed è rifiorito soprattutto nel deserto di momenti particolari della vita sociale e religiosa di questa nobile città.

Come Tommaso, ha servito la Chiesa amandola, rimanendo fedele al mandato di colui che l’aveva chiamato: Gesù, Maestro e Signore.

Come Tommaso, amava rimeditare la Parola di Dio, in un annuncio che a volte poteva sembrare pesante, ma unico nella sua capacità di argomentare ricordando ogni frase con precisione sia in greco che in latino. Una mente dello Spirito Santo che ci ha parlato fino all’ultimo istante con la sua inseparabile coroncina del Rosario.

Già il S. Rosario! Rosario benedetto dal quale non si separava mai un momento e che ha riempito tutte le nostre case e le nostre tasche. Un giorno me ne regalò uno, dicendomi: con questo ho detto milioni di Rosari! Certo, sembrerebbe una esagerazione, come il dire: da questa mattina ho già detto 500 Rosari, ma in realtà i grani della Coroncina mariana passavano tra le sue mani dalla mattina alla sera.

Come Tommaso, questo contatto con la carne di Gesù per mezzo di Maria (Ad Jesum per Mariam di san Luigi Grignion de Monfort) è stato una costante del vivere sacerdotale di Don Leonardo.

E proprio nell’Eucaristia attingeva la linfa vitale, indispensabile non solo per il sacerdote ma per ogni fedele, per affrontare con determinazione ogni momento della vita: l’Eucaristia culmine e fonte di tutta la Chiesa, quindi di ogni cristiano.

“Sine Dominica non possumus”, dicevano i martiri di Abitene, preferendo morire piuttosto che rinunciare alla messa domenicale. Senza la partecipazione alla Messa domenicale non possiamo vivere, dovremmo dire tutti coloro che ci professiamo cristiani. La gioia di Don Leonardo è stata l’Eucaristia, la Madonna, i suoi fedeli, la Chiesa.

Gesù ai discepoli, riuniti nel Cenacolo di Gerusalemme, ha detto: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Il mandato apostolico di Gesù ha il sigillo dello Spirito Santo che lui effonde, per cui non è più la persona che agisce ma lui stesso. Non è il prete in quanto uomo che perdona o rimette i peccati ma sempre Dio che agisce nel sacerdote e attraverso di lui per manifestare la sua misericordia. Penso che saranno state poche le persone che non si siano, almeno una volta nella vita, accostate al sacramento della misericordia e che da Don Leonardo non abbiano ricevuto l’assoluzione.

All’inizio della Quaresima, venendo a trovarlo, nel suo letto di sofferenza, mi chiese di confessarlo e subito dopo fui io a chiedere a lui di fare altrettanto con me, di assolvermi e benedirmi. È stato un momento bello, forte, commovente che porterò sempre dentro di me. La misericordia di Dio che passa da un confratello all’altro! Un amore grande che scende dal cielo e circola tra i suoi figli.

È soprattutto questo che dobbiamo chiedere ai consacrati, nostri sacerdoti: far circolare l’amore di Dio tra noi attraverso il sacramento della confessione o riconciliazione.

Il cristiano, prete o laico che sia, sa in chi ha posto la sua fiducia e speranza. Sa di non essere solo né nel momento della prova e della sofferenza, né nel momento della morte. Abbiamo sentito nella seconda lettura: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle presenti e quelle che devono accadere in seguito».

Don Leonardo, al di là delle tante cose che ha lasciato scritte, ne ha impresse tante nel libro della vita di ognuno. Soprattutto ci ha saputo testimoniare cosa significa fare la volontà di Dio, abbandonarsi in lui, accogliendo la morte non come ultimo atto della vita bensì come l’inizio della vita nuova in Cristo Gesù.

Carissimo Don Leonardo, ora che il tuo corpo riposa in pace, nell’attesa della risurrezione, la tua anima, che vive immortale, preghi per ognuno di noi. Continua a guidarci da lassù perché tutti noi possiamo dire con assoluta certezza: Χριστός Ανέστη, Αληθώς Ανέστη (Cristo è risorto, davvero è risorto), invocando la Madonna del Casale: Sub tuum praesidium confugimus, Sancta Dei Genetrix (Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio).

Amen!