Martedì 19 Marzo 2019 San Giuseppe

Messaggio per la Quaresima 2019

“Dove sei?”
“Dov’è tuo fratello?”

 

MESSAGGIO IN FORMATO PDF

Carissimi,

anche quest’anno ci apprestiamo a celebrare la Quaresima in preparazione alla S. Pasqua. Lo facciamo con la consapevolezza di dover riscoprire il nostro Battesimo attraverso un percorso di carattere penitenziale (SC 109).

1. L’inizio di questo tempo liturgico è caratterizzato dal Mercoledì delle Ceneri. È evidente il tenore penitenziale di questa ricorrenza. Prima della riforma liturgica veniva recitata dal sacerdote questa frase di Genesi 3,19: “Con il sudore della fronte mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!” Con il Concilio Vaticano II è stato mantenuto il riferimento alla polvere e, quindi, alla cenere: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai.”, ma è stata aggiunta l’esortazione alla conversione: “Convertiti e credi al Vangelo“(Mc 1,15). In questo modo si è voluto dare risalto al profondo significato di rinnovamento e di rinascita che ha la Pasqua.

L’imposizione delle ceneri, non gesto superstizioso da ritenere talismano che protegge, mette a fuoco piuttosto la precarietà della vita umana dinanzi alla grandezza di Dio. Contemporaneamente il gesto ha un valore penitenziale. Non a caso nella Sacra Scrittura la cenere richiama all’umiltà e al pentimento. Episodio emblematico è la conversione dell’intera città di Ninive, come riportato nel libro di Giona (3,1-10).

C’è una conversione vera e autentica che raggiunge tutti. È la vita nuova: è resurrezione perché intrisa di preghiera, quindi di Dio, di abbandono della violenza e dei peccati. Tutto si trasforma in atto d’amore divino, compreso il grido di minaccia di Giona: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta» (3,4).

2. In questa logica, come Chiesa di Matera – Irsina, stiamo celebrando il Primo Sinodo Diocesano: “Vino nuovo in otri nuovi” (Mc 2,22). Il Papa emerito Benedetto XVI dice: “Il tempo di Quaresima non va affrontato con spirito ‘vecchio’, quasi fosse un’incombenza pesante e fastidiosa, ma con lo spirito

nuovo di chi ha trovato in Gesù e nel suo mistero pasquale il senso della vita, e avverte che tutto ormai deve riferirsi a lui”.

In questo nostro “camminare insieme”, alla luce della Parola e dell’insegnamento della Chiesa, stiamo invocando la potenza dello Spirito Santo affinché possiamo essere capaci di accogliere nella nostra vita, nelle nostre comunità parrocchiali, quel vino nuovo che è Gesù. Perché questo avvenga è necessaria una conversione che passi dal rito (ceneri sulla testa) alla vita (otri nuovi capaci di accogliere il vino nuovo).

3. Ci sono due interrogativi che Dio pone all’uomo, nell’inizio di vita voluta e creata: “Dove sei?” (Gen 3,9), ad Adamo, che dopo il peccato originale si era nascosto insieme ad Eva; e “Dov’è Abele, tuo fratello?” (Gen 4,9), a Caino, dopo che aveva ucciso suo fratello Abele.

A partire da questi interrogativi, ancora una volta Dio ci interpella sul nostro impegno concreto.

3.1. “Dove sei?”, non è una semplice domanda che Dio pone, ma esprime la sorpresa di trovare Adamo là dove non dovrebbe trovarsi. Ancora meglio potremmo intendere l’interrogativo in questi termini: “Come mai non sei più lo stesso di prima?” S. Agostino spiega così questo interrogativo: “La prima morte fu per Adamo l’allontanamento di Dio. Quando Dio gli disse: “Adamo, dove sei?”, queste parole gli diedero la consapevolezza di trovarsi là dove Dio non c’era più”. Ruperto di Deutz conferma: “È giusto che si dica così ad Adamo, poiché in realtà si è mosso, e non è al suo posto: il posto dell’uomo è Dio. […] E a ciò tendeva la benignità di Colui che lo cercava: che chi era cercato trovasse se stesso, e si rendesse conto di che cosa aveva perduto”. Come in Adamo, anche nell’uomo di oggi è forte la tentazione di nascondersi dalla presenza di Dio. E anche quando si è messi di fronte alle proprie responsabilità, sia Adamo che Eva si giustificano dando la colpa agli altri. L’uomo, anche se si nasconde, non può sfuggire alla presenza di Dio. Si nasconde a se stesso. Dio vuole farci capire esattamente questo: dove ci porta una vita senza di lui. Anche oggi Adamo pensa di poter essere Dio e di conseguenza di non avere bisogno di Lui. Ma come Adamo anche noi possiamo riconoscere la voce di Dio e iniziare un cammino di rinascita: “Mi sono nascosto”.

Succede spesso che l’uomo, pur non essendo sempre cosciente, a causa del suo peccato, dei suoi errori, si nasconde a Dio dietro l’autoinganno o, peggio ancora, l’automistificazione. Dio, ben conoscendo l’uomo, lo chiama: “Dove sei?”, quasi a suggerirgli: “Apriti a me, fai crollare le barriere di autogiustificazione, non nasconderti dietro al dito, non ingannare te stesso, sfuggendo la mia presenza”. È quanto siamo invitati a fare in questa Quaresima soprattutto attraverso la celebrazione del sacramento della penitenza (confessarsi).

3.2. “Dov’è Abele, tuo fratello?”, è l’altro interrogativo che Dio pone a Caino. E aggiunge: “La voce del suo sangue giunge fino a me”. Come Caino, spesso, anche oggi si risponde: “Sono forse io il custode di mio fratello?”

Ciascuno di noi è Abele e Caino al tempo stesso. Se leggiamo attentamente il brano della Genesi, ci accorgiamo che Abele, diversamente da Caino, non è presentato come figlio di Adamo, ma come fratello di Caino. Ho verificato che il termine “fratello” nell’intero brano è ripetuto ben sette volte. Questo significa che l’intento dell’autore che scrive, ispirato da Dio, vuole mettere al centro la fraternità. Gli uomini sono tra loro fratelli nonostante la differenza di razza, di cultura, di culto, di professione, di colore… Ciò che porta Caino ad uccidere Abele è la non accettazione della diversità. Caino vede Abele non come un fratello ma come un antagonista, un nemico da combattere e sopprimere. Non accettando il fratello e uccidendolo, in realtà non accetta se stesso e si auto sopprime. Abele, che in realtà non parla mai, una volta ucciso, fa sentire la sua voce attraverso il sangue versato. L’interrogativo che Dio pone a Caino: “Dov’è tuo fratello?” che sottintende la consapevolezza del sangue versato, oggi è forte come allora. Basti pensare a tutte le periferie dove c’è lo scarto della vita, ai femminicidi che si consumano nei nostri palazzi o per le strade. La fraternità viene uccisa nelle tante baraccopoli disseminate su tutta la terra; nei caporalati che sfruttano la povertà e miseria di esseri umani; nelle associazioni mafiose infiltrate in tutti i settori della vita pubblica e privata; nelle logiche di potere che mortificano l’umanità seminando odio, ingiustizia, violenza; nella terra, nostra casa comune, violentata e avvelenata; nella mancanza di progettualità sul territorio incapace di mettere fine all’emorragia di vita costretta ad andare lontano per trovare un posto di lavoro… La fraternità viene uccisa perché ci sono forti interessi economici.

Papa Francesco, nel suo messaggio per questa Quaresima, dice: Infatti, quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature – ma anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento. L’intemperanza prende allora il sopravvento, conducendo a uno stile di vita che vìola i limiti che la nostra condizione umana e la natura ci chiedono di rispettare, seguendo quei desideri incontrollati che nel libro della Sapienza vengono attribuiti agli empi, ovvero a coloro che non hanno Dio come punto di riferimento delle loro azioni, né una speranza per il futuro” (cfr 2,1-11).

4. La Quaresima si concluderà con la Settimana Santa e in particolare con il Triduo Pasquale: passione, morte e risurrezione di Gesù. Celebriamo il mistero della nostra redenzione che significa vittoria di Cristo sulla morte, quindi sul peccato che genera ingiustizia, procura divisione, versa sangue innocente. La risurrezione di Cristo è la vera vittoria su una umanità senz’anima, egoista, presuntuosa. Un’umanità che ritorna a leggere nel proprio cuore quella legge dell’amore che Dio ha inciso in modo indelebile, allargando le proprie braccia per accogliere e abbracciare l’altro, riscoprendolo come fratello.

Il peccato ha il potere di distruggere ogni rapporto: con Dio, con i propri simili, con il creato. La risurrezione è Pasqua! Cioè, nuova creazione. «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2 Cor 5,17). Questo sarà possibile se ognuno tornerà ad essere umano attraverso “il pentimento, la conversione e il perdono, per poter vivere tutta la ricchezza della grazia del mistero pasquale. Questa “impazienza”, questa attesa del creato troverà compimento quando si manifesteranno i figli di Dio, cioè quando i cristiani e tutti gli uomini entreranno decisamente in questo “travaglio” che è la conversione. Tutta la creazione è chiamata, insieme a noi, a uscire «dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21)” (Papa Francesco, Messaggio per la Quaresima 2019).

5. Nella liturgia della Parola del Mercoledì delle Ceneri si puntualizza che ci sono tre atteggiamenti che siamo chiamati a vivere: digiuno, preghiera, carità. Mi sembra significativa la lettura che Papa Francesco ci regala per capirne meglio il senso. La riporto di seguito:

6. Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore.

7. Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia.

8. Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità.

Vogliamo dunque, in questa Quaresima, aiutati anche dal Sinodo Diocesano, a camminare insieme, avendo come punto di riferimento Cristo, nostra speranza. È lui che ci invita a riconciliarci con noi stessi, con la storia, con l’umanità, con il creato. Saremo capaci di vincere ogni forma di egoismo, riscoprendoci fratelli che condividono la ricchezza e la gioia dell’esistenza. Sarà Pasqua, perché vittoria di Cristo su tutto ciò che è frutto del peccato e che procura morte.

Vi benedico.

Don Pino

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