Lunedì 19 Novembre 2018 Sant'Abdia

E-mail: slnmatera2018@gmail.com

Cell. 335/1291537 (Don Filippo Lombardi)


COMUNICAZIONE

I partecipanti alla Settimana Liturgica Nazionale sono vivamente pregati di non parcheggiare presso la Casa di spiritualità S. Anna, perché, per motivi tecnici, gli spazi adibiti a parcheggio sono tutti assegnati


OMELIA DELLA SANTA MESSA DI INIZIO DELLA 69° SETTIMANA LITURGICA NAZIONALE

Domenica, 26 agosto 2018

La lettura del capitolo 6° del vangelo di Giovanni ci ha accompagnati nelle celebrazioni eucaristiche di questo tempo estivo. L’insegnamento di Gesù, attraverso gesti e parole, ha puntato l’attenzione dei singoli, dei discepoli, delle folle sul pane di vita che è Lui stesso, trasmettendo una fede autentica che affonda le radici nella Sua missione e che non ricorre a formalismi e tradizioni, limitandosi alla mera contemplazione della vita terrena senza futuro, senza speranza.

La parola di Gesù è un invito all’uomo, all’uomo d’oggi, a liberarsi dalle forme imperanti di pessimismo, di rassegnazione, di isolamento, di protagonismo esasperato a scapito del bene comune. Invito inderogabile ad affrancarsi dalla cultura dello scarto, del respingimento di una umanità sofferente, che si nutre della paura nei confronti delle varie diversità presenti nella nostra società.

Questo è il senso profondo della celebrazione Eucaristica che stiamo vivendo e della Settimana Liturgica Nazionale che inizierà domani nella nostra città di Matera: La Liturgia risorsa di umanità, per noi uomini e per la nostra salvezza.

Chi si nutre di Gesù, pane di vita, riceve vita e dona vita agli altri. Pieno di fiducia e speranza, si nutre già di vita eterna che la morte terrena non potrà offuscare o spegnere.

É una parola non facile da intendere, anzi dura da accettare a tal punto che molti discepoli e seguaci lo abbandonano, si allontanano.

Gesù, a questo punto, pone una domanda, soprattutto agli intimi, gli apostoli: “Volete andarvene anche voi”?

É facile seguire Gesù quando è circondato dal consenso, quando si vedono segni e miracoli, quando la folla lo acclama perché accontentata in tutte le richieste. Diventa complicato, perché impegnativo, quando bisogna fare delle scelte. Nella prima lettura Giosuè chiede al popolo di essere decisi: “Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire… Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore”.

Cambiano i tempi, cambiano le culture, ma l’uomo facilmente si lascia prendere dal qualunquismo tipico delle chiacchiere da bar, ora amplificate dai social, dove ognuno può screditare e infangare la vita degli altri. Questo accade anche a noi, che diciamo di essere credenti, nel momento in cui non ci lasciamo riempire della potenza liberante della Parola di Gesù, sfuggendo alla tentazione del perbenismo, del puritanesimo, del borghesismo religioso.

Oggi, come ieri, viene chiesto ai cristiani di fare delle scelte. Di fronte alla domanda di Gesù: “Volete andarvene anche voi”?, viene chiesta una risposta impegnativa, senza “se” e senza “ma”. Giosuè, prima ancora che il popolo risponda, dice: “Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore”. E San Pietro, nel Vangelo, risponde: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”. Pietro fa una scelta importante: una vera e propria professione di fede. Le parole diventano fatti: l’amore per Cristo e la sua Chiesa si fa servizio gratuito e disinteressato. La sequela del cristiano diventa testimonianza della forza della Parola di Cristo vissuta tra la gente. L’uomo incontra l’uomo. Con Papa Francesco diciamo: “Dio aspetta qualcosa da te, Dio vuole qualcosa da te, Dio aspetta te. Dio viene a rompere le nostre chiusure, viene ad aprire le porte delle nostre vite, delle nostre visioni, dei nostri sguardi. Dio viene ad aprire tutto ciò che ti chiude”.

É il tempo in cui, come cristiani, siamo chiamati a fare scelte coraggiose, ad adoperarci, attraverso un impegno costante e sincero, indipendente dal pensiero dominante, in un’azione tesa a seminare vita e speranza. Un’azione tesa ad accrescere il bene, già tanto incisivo nella nostra società. Un bene che nel silenzio si opponga alla presenza fragorosa del male.

Ci sono tanti fratelli e sorelle, indipendentemente dal loro credo religioso, che quotidianamente lottano contro forme di ingiustizia, di discriminazione, in nome di principi puramente umanitari. Noi cristiani siamo spinti dall’amore di Cristo che ci ha conquistati e perciò agiamo in suo nome.

La risposta che il popolo dà a Giosuè è significativa e diventa anche la nostra: “Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi…Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio”.

L’auspicio è che ogni cristiano possa dire con S. Tommaso Moro: “Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere”.


MESSAGGIO DI BENVENUTO AI PARTECIPANTI ALLA SETTIMANA LITURGICA NAZIONALE


 


                Lettera del Comitato organizzatore e Comunicato stampa

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La liturgia, azione divina, opus Dei, si dà in un’azione umana (per ritus et preces) e chiede di incarnarsi nel vissuto dei partecipanti, permettendo “il costituirsi della fraternità e sororità ecclesiale nelle sue linee portanti”.

Attraverso gesti umani e parole umane, quale azione umanissima, “apre” l’accesso al “mistero” e spinge “in uscita” la Chiesa, abilitando i credenti a porre nel cuore del mondo rapporti autenticamente umani.

Per far ritrovare alla liturgia questa sua specifica identità col Concilio Vaticano II la Chiesa ha promosso una riforma che ha consegnato nelle nostre mani libri liturgici rinnovati, accompagnandoli con l’avvertita esigenza di formazione liturgica. «Oggi – osserva papa Francesco nell’Udienza al CAL dello scorso agosto – c’è ancora da lavorare in questa direzione, in particolare riscoprendo i motivi delle decisioni compiute con la riforma liturgica, superando letture infondate e superficiali, ricezioni parziali e prassi che la sfigurano», col conoscerne meglio le ragioni sottese, con l’interiorizzarne i principi ispiratori e osservandone la disciplina che la regola.

Il CAL accoglie con gioia la consegna di papa Francesco e, insieme alla Diocesi di Matera che quest’anno ospita la Settimana Liturgica, invita coloro ai quali sta a cuore la vita liturgica a unirsi a noi nell’approfondire la liturgia come “risorsa di umanità”, come continuazione e attuazione nell’Oggi del Mistero dell’Incarnazione, per alimentare nella Chiesa e nei singoli fedeli la santità vera, «fare come ha fatto Cristo» e lasciarlo agire «nelle nostre opere: che i suoi pensieri siano i nostri pensieri, i suoi sentimenti i nostri, le sue scelte le nostre scelte» (Francesco, udienza del 04.04.2018).

Il credente nel passaggio dalla celebrazione alla vita invera l’insegnamento conciliare che «chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo» (GS 41), e si lascia «allargare l’anima con la forza dello Spirito», per contribuire ad aprire sempre più vasti orizzonti di umanizzazione.

 


MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO

La nostra Chiesa locale è chiamata ad organizzare e ospitare la 69° Settimana Liturgica Nazionale. Il CAL (Centro di azione liturgica) ha accolto il nostro invito, tramite l’Ufficio Liturgico Diocesano. È un evento di portata nazionale per la nostra città di Matera, che coinvolgerà soprattutto la nostra Arcidiocesi di Matera – Irsina nell’accogliere tutti i partecipanti provenienti da ogni parte d’Italia. Un evento straordinario, che segue quello dello scorso anno sulla Settimana di Avvenire. Evento senza precedenti che rappresenterà l’inizio di una serie di appuntamenti che nel corso dei prossimi anni ci vedrà particolarmente protagonisti.

Significativo il tema che sarà sviluppato: “La Liturgia risorsa di umanità per noi e per la nostra salvezza”. In sintonia con il Convegno Ecclesiale di Firenze e il Magistero di Papa Francesco, la Settimana Liturgica Nazionale vuole mettere al centro l’Incarnazione di Gesù Cristo che oggi, proprio attraverso la liturgia, continua ad attuarsi attraverso un “umanesimo in ascolto, concreto, plurale e integrale, d’interiorità e trascendenza”.

D’altronde la liturgia, mistero celebrato, si fa azione nella vita. Mi piace la definizione di Papa Francesco quando parla della Messa: Dalla celebrazione alla vita, dunque, consapevoli che la Messa trova compimento nelle scelte concrete di chi si fa coinvolgere in prima persona nei misteri di Cristo. Non dobbiamo dimenticare che celebriamo l’Eucaristia per imparare a diventare uomini e donne eucaristici. Cosa significa questo? Significa lasciare agire Cristo nelle nostre opere: che i suoi pensieri siano i nostri pensieri, i suoi sentimenti i nostri, le sue scelte le nostre scelte. E questo è santità: fare come ha fatto Cristo è santità cristiana. Lo esprime con precisione san Paolo, parlando della propria assimilazione a Gesù, e dice così: «Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me».

Benedetto XVI, l’11 ottobre 2011, indisse un anno della fede con la Lettera apostolica Porta fidei, anno che divenne occasione propizia perché tutti i fedeli comprendessero più profondamente che il fondamento della fede cristiana è «l’incontro con un avvenimento, con una Persona che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».

Fondata sull’incontro con Gesù Cristo risorto, la fede potrà essere riscoperta nella sua integrità e in tutto il suo splendore. «Anche ai nostri giorni la fede è un dono da riscoprire, da coltivare e da testimoniare», perché il Signore «conceda a ciascuno di noi di vivere la bellezza e la gioia dell’essere cristiani».

Ogni qual volta il cristiano fa la sua professione di fede dice: “Credo in unum Deum”. Con questa affermazione afferma non un qualsiasi dio ma il Dio di Gesù Cristo, quello che ci ha rivelato: il Dio – Trinità, che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.

Non è solo la ragione a spiegarci l’esistenza del Dio di Gesù Cristo. Ogni uomo vive esperienze particolari che a volte suscitano delle emozioni uniche che lo proiettano verso una realtà che non conosce ma che avverte come reale. Esse sono: il risentimento per il dolore, l’inaccessibilità dell’origine, il timore dell’ingovernabile. Ma credere in Dio vuol dire soprattutto aver fatto esperienza di Lui: passaggio dal razionale all’emozionale e da questi a un incontro vero, autentico che dimostra la fede non solo con le labbra ma con la vita: “Dunque, la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo” (Rm 10,17).

É dall’ascolto dell’annuncio della Parola che Dio si rivela ad ogni singolo credente: storia universale della rivelazione, quindi della nostra salvezza. Nonostante tutto, nessun credente sarà mai capace di cogliere Dio nella sua pienezza, ben sapendo che non possiede la Verità, ma è posseduto dalla Verità. Esprime molto bene questo concetto il profeta Isaia quando afferma: “Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio d’Israele, salvatore” (Is 45,15).

Questo significa che, per quanto Dio si sia rivelato, rimane pur sempre il Dio nascosto. Tutto questo lo si sperimenta con mano nell’azione liturgica della Chiesa dove l’opera di Dio – Trinità appare nella sua pienezza rivelatrice ma sempre misteriosamente nascosta. É, appunto, il mistero celebrato nell’azione per la vita. Ogni spiegazione teologica, razionale, emozionale trova la sua concreta realizzazione nella S. Liturgia. Il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, il Dio dei nostri Padri nella fede, il Dio di Gesù Cristo, nella liturgia, agisce e si rivela.

Si racconta che S. Agostino, mentre un giorno passeggiava lungo la riva del mare immerso nelle sue profonde meditazioni, cercando di capire come potesse Dio essere unico ma distinto in tre Persone (il mistero della S.S. Trinità), incontrò un bambino tutto intento a versare con una conchiglia l’acqua del mare in una piccola buca scavata nella sabbia. Sant’Agostino lo guardò a lungo con tenerezza, poi gli domandò: “Cosa stai facendo?” Il piccolo, senza scomporsi gli rispose: “Voglio versare il mare in questa piccola buca!” E Sant’Agostino: “Ma come puoi pensare di racchiudere il mare, che è così grande, in una buca così piccola?” Il bambino alzò gli occhi, lo guardò fisso in volto e rispose: “E tu, come puoi pensare di comprendere Dio che è infinito, con la tua mente, che è così limitata?”. Detto questo, sorrise e scomparve. Noi ci riconosciamo in ciò che Giovanni ha detto “Dio è amore” (1Gv 4,8). Proprio così Dio si rivela in Gesù di Nazaret, lasciando trasparire un po’ del suo segreto. E la storia del Cristo non è quella di una sola persona, ma di tre: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Dio si rivela a noi come mistero di comunione e di amore. “Se vedi la carità, tu vedi la Trinità”.

La liturgia è, dunque, il luogo privilegiato in cui si celebra l’umanità di Cristo, uomo tra gli uomini, che rivela la sua divinità perché gli uomini si rivestano di Lui, celebrando la propria salvezza.

Siamo, dunque, tutti invitati a partecipare a questa Settimana Liturgica Nazionale. Ci arricchiremo e aiuteremo le nostre comunità parrocchiali, vivendo le nostre liturgie con più consapevolezza e partecipazione e facendo circolare quell’umanità che ha bisogno di essere rivestita di divinità.

Don Pino

 


 

IL LOGO riprende i singoli elementi del titolo e del luogo dove si svolgerà la settimana liturgica: 

al centro il rosone della cattedrale di Matera, sormontato dall’immagine di San Michele Arcangelo e attorniato da 3 figure che rappresentano tre categorie  sociali della comunità (ovvero tutto il Popolo di Dio);

due figure umane stilizzate rappresentano l’umanità rigenerata dalla croce luminosa di Cristo, che con le braccia alzate lodano il Signore e abbracciano e formano la Chiesa che celebra la Pasqua, annuncia la salvezza e accoglie ogni uomo. La liturgia, azione di tutto il popolo di Dio e di Dio verso il popolo, che ha al centro Cristo, l’Uomo perfetto, Colui che svela pienamente l’Uomo all’uomo (cfr. GeS, 22), è risorsa di umanità: umanizza i rapporti tra le persone e nella comunità, umanizza ed eleva.

 

 


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