Lunedì 21 Giugno 2021 San Luigi Gonzaga

Solennità del Corpus Domini a livello diocesano, Omelia dell’Arcivescovo

31 MAGGIO 2018

Carissimi Confratelli nel sacerdozio, carissimi Diaconi, Religiosi e Religiose, popolo santo di Dio, siamo giunti al termine del mese di maggio, dedicato alla Madre di Dio.

Da sempre, nella Chiesa, in questo giorno si celebra la visitazione della Vergine Maria alla cugina Elisabetta. Quest’anno coincide con la solennità del Corpus Domini che, come Diocesi, celebriamo insieme quale segno di comunione, in quanto Corpo di Cristo.

C’è un bel pensiero di Don Tonino Bello, che desidero condivider con voi, mettendo insieme le due ricorrenze, parlando di Maria quale donna della convivialità e dell’Eucarestia: “Santa Maria, donna conviviale, tu ci richiami la struggente poesia dei banchetti di un tempo, quando, nei giorni di festa, a tavola c’era lei, l’altra madre, che ci covava con gli occhi a uno a uno, e, pur senza parole, ci supplicava con l’umido sguardo perché andassimo d’accordo tra fratelli e ci volessimo bene, trepida se mancava qualcuno, e finalmente felice solo quando rincasava l’ultimo dei figli… Forse solo in cielo scopriremo fino in fondo quanto tu sei importante per la crescita della nostra umana comunione. Nella Chiesa, soprattutto. È vero: essa si costruisce attorno all’Eucaristia. Ma non è meno vero il fatto che sei tu la tavola attorno a cui la famiglia è convocata dalla Parola di Dio e sulla quale viene condiviso il Pane del cielo. Come nell’icona di Rublev, appunto. Facci sperimentare, pertanto, la forza aggregante della tua presenza di madre. Santa Maria, donna conviviale, alimenta nelle nostre Chiese lo spasimo di comunione. Per questo Gesù le ha inventate: perché, come tante particole eucaristiche disseminate sulla terra, esse abbiano a introdurre nel mondo, quasi con una rete capillare di pubblicità, gli stimoli e la nostalgia della comunione trinitaria”.

Con Maria, anche noi, stasera, ci metteremo in cammino, coscienti di portare dentro la nostra carne la presenza di Gesù Eucaristia e che visibilmente tutti potranno contemplare e adorare nell’Ostia consacrata.

Maria è colei che compie la prima processione eucaristica recandosi dalla cugina Elisabetta, come ostensorio che contiene e mostra Gesù.

Con Maria, stasera, siamo seduti attorno alla mensa della Parola e dell’Eucaristia, nutrendoci di quell’unica Parola che in lei si è fatta carne, e di quell’unico corpo e sangue di Gesù che lei ci ha donato.

S. Giovanni Paolo II, nella lettera enciclica ‘Ecclesia de Eucarestia’, ha sottolineato che: “Maria è donna ‘eucaristica’ con l’intera sua vita. La Chiesa, guardando a Maria come a suo modello, è chiamata a imitarla anche nel suo rapporto con questo mistero santissimo… In certo senso, Maria ha esercitato la sua fede eucaristica prima ancora che l’eucaristia fosse istituita, per il fatto stesso di aver offerto il suo grembo verginale per l’incarnazione del Verbo di Dio… C’è pertanto un’analogia profonda tra il fiat pronunciato da Maria alle parole dell’angelo, e l’amen che ogni fedele pronuncia quando riceve il corpo del Signore. A Maria fu chiesto di credere che colui che ella concepiva ‘per opera dello Spirito Santo’ era il ‘figlio di Dio’… L’eucaristia ci è data perché la nostra vita, come quella di Maria, sia tutta un magnificat!”

Chi, come Maria, è posseduto dallo Spirito Santo, porta dentro di sé la forza dell’Amore che ci dona il Verbo che si fa carne nella nostra carne per quella dei tanti fratelli che, pur non chiedendolo apertamente, aspettano spesso in silenzio di essere visitati, accompagnati, serviti, amati nella loro condizione di uomini e donne bisognose di liberazione.

Maria, ci dice l’evangelista Luca, si mise in cammino verso la montagna e raggiunse in fretta la casa della cugina Elisabetta. La spinta interiore che la mette in movimento nasce da quella presenza divina che porta nel suo grembo verginale: il Figlio Gesù. È questa presenza che Elisabetta riconosce che va oltre la gioia di vedere una sua parente dopo tanto tempo. È sempre questa presenza che fa danzare di gioia Giovanni Battista nel seno di sua madre.

Il Beato Paolo VI nell’udienza generale dell’8 settembre (natività di Maria Santissima, al cui giorno era molto legato) 1965, disse che “Maria è l’annuncio, Maria è il preludio, Maria è l’aurora, Maria è la vigilia, Maria è la preparazione immediata, che corona e mette termine al secolare svolgimento del piano divino della redenzione; è il traguardo della profezia, è la chiave d’intelligenza dei misteriosi messaggi messianici, è il punto d’arrivo del pensiero di Dio, ‘termine fisso d’eterno consiglio’, come Dante si esprime…”.

Alla luce di queste riflessioni, calandoci nel momento storico che stiamo vivendo, ci rendiamo conto di quanto dobbiamo essere tutti più eucaristici. Sull’esempio di Maria siamo invitati a non far prevalere l’interesse personale a scapito della comunità.

Maria, donna eucaristica in cammino, è per tutti noi un segno vivente di quello che dovrebbe essere il nostro cammino interiore. Cuore e mente capaci di riconoscere la presenza reale di Dio nella nostra vita. È successo a Maria, all’annuncio dell’Angelo Gabriele. È successo ad Elisabetta al momento dell’arrivo di Maria a casa sua.

Maria, donna eucaristica in cammino, la cogliamo come l’immagine di una “Chiesa in uscita”, dove i battezzati si sentono coinvolgi a testimoniare la propria fede attraverso ciò che dovrebbe caratterizzare di più i rapporti tra di noi: momenti d’incontro, di dialogo di collaborazione, ricerca di comunione. Tutte prerogative indispensabili per promuovere il bene comune.

In questi giorni abbiamo toccato con mano le fragilità umane che si sono manifestate in tutte le loro sfaccettature. La litigiosità politica ci ha portati ad assistere, increduli, a forme di reazioni arroganti e la mancanza di rispetto verso la più alta autorità dello Stato.

In tutti gli ambienti della vita pubblica, sociale, ecclesiale, viviamo tempi di grande confusione: più che dialogare si litiga. Piuttosto che confrontarsi si cerca, attraverso l’arroganza e la presunzione, la convenienza, il tornaconto personale. Invece di un bene superiore si sponsorizza la singola persona perché questa si affermi all’attenzione come bandiera da sventolare. Si cerca il plauso denigrando gli altri. È esattamente il contrario dell’Eucaristia che stiamo celebrando e della quale ci nutriamo.

Il grande rischio che si corre è che la celebrazione eucaristica diventi abitudine a tutti i livelli e a tutte le età: dal bambino al vescovo. Che cosa c’è di più deplorevole dell’usare ciò che Dio mi ha dato per mascherare le proprie insoddisfazioni? Come si fa ad essere eucaristici se tutto ciò che compiamo non parte dalla spinta dell’amore che ci possiede? Se manca lo zelo per Cristo e la sua Chiesa?

Quando si cerca di cavalcare l’onda del populismo dove gli interessi prevalgono sul bene comune, ogni azione, ogni programma, la stessa carità, saranno come una campana stonata che disorienta: più che raccogliere e unire gli animi li disperde.

Il beato Card. J. Henry Newman affermava che «vivere significa cambiare». E il cambiamento non avviene a colpi di slogan, di bandiere da issare, di colori da sventolare in base ai venti che soffiano.

Sappiamo che dire «vivere significa cambiare», partendo dalla Parola evangelica; camminare sulle tracce del Dio di Gesù Cristo, fattosi carne, che condivide la nostra storia, manifestandoci la sua misericordia e il suo amore e invitandoci ad una sempre più convinta e generosa adesione alla sua sequela.

Maria, ascoltando le parole della cugina e avvertendo la gioia che la presenza di Gesù nel suo seno suscitò in Giovanni Battista nel ventre di Elisabetta, intona il Magnificat.

Questa è la gioia della Chiesa, che continuamente accoglie Cristo nella santa Eucaristia e lo porta processionalmente nel mondo attraverso la testimonianza della vera carità che testimonia la fede e la speranza. Mettiamoci in cammino con Maria, donna eucaristica, affinchè la nostra vita diventi un canto di gioia (cfr Ecclesia de Eucaristia, 58).

Mi piace concludere questa riflessione così l’ho iniziata, con le parole di Don Tonino Bello: “Santa Maria, donna della strada, come vorremmo somigliarti nelle nostre corse trafelate, ma non abbiamo traguardi. Siamo pellegrini come te, ma senza santuari verso cui andare. Siamo più veloci di te, ma il deserto ingoia i nostri passi. Camminiamo sull’ asfalto, ma il bitume cancella le nostre orme.

 Forzàti del “cammina cammina”, ci manca nella bisaccia di viandanti la cartina stradale che dia senso alle nostre itineranze. E con tutti i raccordi anulari che abbiamo a disposizione, la nostra vita non si raccorda con nessuno svincolo costruttivo, le ruote girano a vuoto sugli anelli dell’ assurdo, e ci ritroviamo inesorabilmente a contemplare gli stessi panorami”.

 Donaci, ti preghiamo, il gusto della vita. Facci assaporare l’ebbrezza delle cose. 

Amen.